Cinque giorni è durata. Dal letto della sua stanza vedevo il castello di Gibralfar, castello arabo, semplice ed efficace, oltre il porto, oltre le grandi gru del porto, aveva un ventilatore che faceva roteare l’aria nella stanza, aveva le gambe che si piegavano senza difficoltà sul petto, grande, due seni meravigliosamente tondi e perfetti, aveva una specie di banco bar con sgabelli in una stanza e la camera da letto e quegli sgabelli mi sembravano strani, quel banco bar che ci faceva? La mattina seguente interrogammo il grasso portiere che ci fece vedere un annuncio sul giornale che diceva pressoché “Susanna, 23 anni, riceve solo su appuntamento” e un numero di telefono. Susanna una puttana? Non poteva essere, 23 anni, un viso d’angelo, o proprio quello era la sua arma prediletta? Non potevamo crederci, il portiere pettegolo chissà quante ne raccontava, figuriamoci, ma io adesso come potevo saperlo? Mica glielo potevo chiedere e poi non ero mai stato con una puttana, non sapevo come ci si comportava, non ne sapevo nulla di quelle storie, ma dovevo sapere la verità, chiamiamo il numero? Chiamiamo: niente, non risponde, portiere maledetto e ballista, checcazzo ci hai raccontato? Succede che io avevo con me un pacchetto di fiammiferi con la pubblicità di un locale di spogliarelli di Milano, innocentemente preso da un tabaccaio e innocentemente posato sul suo banco bar dove lei lo vede, mi guarda, facciamo l’amore poi mi chiede se per caso io non sia un gigolò, lì per lì la cosa mi lusinga, è talmente lontana da me che mi fa ridere, forse è stato quello il momento in cui mi ha detto cosa faceva, mi ha detto che in realtà aveva da tempo un solo cliente affezionato che veniva da Barcellona, che era un brav’uomo e molto generoso, credo d’averle chiesto anche quanto prendeva e ho ascoltato la sua storia di ragazza di Granada con poche possibilità di lavorare che aveva scelto di guadagnare in breve tempo un po’ di soldi coi quali aprire un negozio da qualche parte e che quella situazione le faceva schifo, che aveva un fidanzato al quale era fedele, fedele? In che senso fedele? Non puoi baciarmi, mai, né sulla bocca né sulle altre labbra, sono solo per lui, e il resto? Il resto non conta, e perché vuoi fare l’amore con me? Perché sei bravo, mi puoi insegnare, m’insegni a far godere un uomo con la bocca? Sto sognando? M’insegni a far godere… ma certo, t’insegno quello che vuoi, tutto, tutto quello che so e piega le gambe sul petto per aprire meglio quell’albicocca bionda e fresca e dopo dorme, sempre, piomba in un sonno profondo e la prima volta, abbracciati nel letto, dopo, mi dice lo siento e io penso ma come fa a sentirlo, che ce l’ho qui lontano e non la tocco neanche? E ancora lo siento, lo siento e dorme e solo il giorno dopo scopro che lo siento vuol dire mi dispiace mentre racconto, come sempre fra italiani in Spagna, la nottata all’amico in mutande in terrazzo, suona il campanello, ci mettiamo un po’ a sentire, poi lui va ad aprire in mutande e se la trova davanti serissima e bellissima come sempre, scopro più tardi che pensa che siamo gay, abbiamo tardato ad aprire, poi lui è arrivato in mutande, segno che stavamo facendo altro fra di noi, anche qui rido ma già meno lusingato di quella del gigolò e stasera va ad una festa a Marbella con la sua amica, quella col culo enorme che ogni tanto viene a trovarla, ci faccio un pensierino? Già che ci siamo magari, avrà un bel culo, ma è antipatica forte, poi mi guarda male, che voglio io? Non porto soldi, quindi? Quindi che? Non oso pensare cosa combineranno quelle due a Marbella, la cosa non mi piace, stiamo passando giorni interi nella sua stanza, con Gibraltar e il ventilatore e una volta, forse il secondo giorno scendo, suono, lei esce dalla porta in vestaglia e mi dice sono occupata, sono occupata? Ma allora è tutto vero, è proprio una piccola puttanella e adesso Marbella, e di mattina scendiamo a far colazione davanti al mare nel silenzio bianco, la vedo forse ridere una volta, ordina Champagne e ostriche, paga sempre lei, comincio a sentirmi un vero gigolò, scopo tutto il giorno e paga tutto lei, non mi sento neanche male, anzi, ogni tanto un cambio di prospettiva fa bene, oltre il fatto che lei è veramente una meraviglia, oltre al faccino perfetto ha un corpo burroso e sodo che veste con abiti solo di seta leggera, scarpe alte, niente trucco e qualcosa di forte passa nei nostri occhi e nei corpi, ma non mi vuole baciare ancora, arriva l’ultimo giorno, arriva, io e il mio amico abbiamo deciso di andare a Capo Nord in macchina da Malaga o forse era Londra? Dobbiamo partire, è tutto programmato, di mattina presto scendo per prendere qualcosa in una casetta che è rimasta miracolosamente intatta fra i palazzoni che le sono cresciuti intorno, sembra un cartone animato, casa vecchia superstite alla cementificazione selvaggia, un luogo che tornerà poi spesso nei miei sogni, non so se la rivedrò, sono dilaniato, questi cinque giorni mi sono sembrati cinque anni di vita intensa, inaspettata, meravigliosa, strana, impossibile, le ho chiesto divenire con me, le ho chiesto di lasciare il suo fidanzato, le ho chiesto di venire a Bologna, dove peraltro io ho un’altra donna, sono annegato nei suoi occhi seri e mentre torno alla macchina piena di bagagli col pane, la vedo, è qui, mi abbraccia, mi saluta, è seria, serissima, come sempre. Smanio per tutto il viaggio, l’unica cosa che ho di lei è una foto che sta dentro uno dei libri che mi sono portato, è sdraiata sul letto in pantaloni e maglietta, e ha sulla faccia la sua espressione disgustata, quando le ho chiesto perché mi ha risposto qualcosa del genere vorrei vedere te se fossi costretto a fare quello che sto facendo io.