Scusate qui non è più una questione di letteratura ma di vita reale, vera, quando vedi il tuo amico che (quella sera ho abbandonato la frase a questo punto, da allora mi ronza per la testa la necessità di affermare il senso della scrittura come trasmissione, testimonianza, possibilità di trasmissione del reale, la necessità dell’affermazione della verità (dire - la verità non esiste - è come dire che si vive per morire (allora ammazzati e togliti dai coglioni)) testimonianza, sì, forse qui sta il senso, apostoli della verità, la scrittura è sacra in questo senso, testimonia i fatti, trasmette eventi che altrimenti andrebbero perduti e chissenefrega, direste, ma dopo pochi anni di vita notate come la famosa verità venga sempre manomessa per gli scopi più svariati fino a diventare irriconoscibile, una cosa che sto notando, per esempio, è quanto la possibilità dell’autonomia sia scomparendo, aveva visto giusto Orwell, ma meglio che nel Big Brother, era nella Neolingua la genialità: se scompare una parola, scomparirà anche l’idea che esprime, e noto che la stessa cosa avviene per il contrario, usando un parola a sproposito si ottiene lo stesso effetto. Come è tiepida ora questa scrittura, molto meno tiepida, braci sotto la cenere, erano le sensazioni che ho provato l’altra sera, il trovarsi ineluttabilmente dopo la cima, sentire il termine che non è più inconcepibilmente lontano, anzi, avvertire alcune parti di te che si sfaldano, quindi la fretta, la necessità di trasmettere l’esperienza, dire come Pablo: confesso che ho vissuto e che si può fare! Ecco, si può fare, qui sta il punto, come Diderot nella commedia di Schmitt alla domanda della moglie - E tu, cos’hai fatto? - Ho dato il mio esempio! - Ma quanto irrimediabilmente tiepida è la mia scrittura banale contro le braci, i tizzoni ardenti che bruciavano l’anima a vedere l’amico caro martoriato nel fisico lottare contro se stesso, sento che è per lui che devo continuare, che il fuoco va tenuto acceso, che il vero è necessario che l’arte senza verità non serve a nulla, che queste parole sono irrimediabilmente vuote per chi non ne conosce già il senso, ognuno vede ciò che conosce già, ma la curiosità ci può salvare, da cosa? Dalla morte del cervello e del cuore, dalle parole come ORMAI, dalla rassegnazione, dal non agire che TANTO NON SERVE A NIENTE, dal lasciare le cose come stanno, da non agire in prima persona, dal non sentire che queste parole sono un appello all’azione, all’agire ora e subito e sempre. Amen.)
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