Una volta risposi ad un annuncio, una ragazza in cerca di amicizia, qualcosa del genere, curioso, mai fatto, proviamo, non si sa mai. L’appuntamento era fuori da una fermata della metropolitana, ci saremmo riconosciuti dal giornale che entrambi avremmo tenuto in mano. La vedo, è alta, capelli lunghi scuri, faccia da madrilena, un po’ sconnessa, bisogna venire in Spagna per capire Picasso, è un realista, proprio come Fellini con i romagnoli e la Romagna, due realisti, due cronisti della realtà, credo fosse il suo naso a dare quell’impressione di sbilanciamento, ma nel complesso non era per niente male. Andiamo a casa mia, lei è una chiacchierona, mi racconta di un suo viaggio in Italia, parla, parla, io finalmente mi avvicino alla sua bocca e mi ritraggo immediatamente, impulsivamente. Un lancinante fluido all’aglio la circonda. Non è raro incontrare questi odori da queste parti, siamo sul letto, il suo corpo lungo contraddice tutto quello che sentono le mie narici, ma l’odore è imprescindibile, sarà il gazpacho, saranno le fritture, lei mi guarda interrogativa, perché mi sono fermato? Perché non continuo a spogliarla? Avvolto dal fluido bianco non riesco più a respirare, sono in apnea, vado alla finestra per una boccata d’aria. Lei è sul letto, lunga, capelli lunghi, lisci e neri, quando tace è anche carina e io ho voglia di femmina, faccio un gran respiro e mi avvicino, fino a quando l’apnea regge va tutto bene anzi, sto recuperando anche una certa rigidità utile in certe occasioni, ma poi devo respirare, è inevitabile e appena il fluido antistreghe entra in me non c’è voglia che tenga, ha una potenza preponderante, lei è sempre più stupita, ma come, gli italiani, il maschio latino…? Fra i fumi bianchi mi affanno a trovare qualche spiegazione plausibile, lei mormora qualcosa sul suo fidanzato, brutto, rozzo ma almeno… almeno anche lui è avvolto dallo stesso fluido penso io mentre la vedo alzarsi e allontanare la zona pericolosa da me, provo timidamente a respirare ma non ci siamo ancora, devo proprio farla uscire, ciao, sì, scusa, magari ci si vede un’altra volta, quando ho il raffreddore meglio, no, niente, scusami ancora, sarà la stanchezza, sì ti accompagno? No? Va bene, sì, ciao. Ciao.

 

 

   

 

 

 

 

 


 
   
 
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