Ora è tutto molto più chiaro, un moto fisico ne mette in moto uno metafisico, l’alzarsi reale si identifica con quello dello spirito, una specie di serratura, e la chiave che la apre è il silenzio, tutti questi momenti cominciano ad inanellarsi come pietre preziose lungo il filo del prezioso silenzio, la mia passeggiata mattutina che ora aspetta l’esaurirsi di queste parole, le passeggiate di Madriz, la strada per Las Maravillas, la strada per Mojacar, che percorrevo al contrario, secondo questa logica, partivo dall’alto per arrivare in basso, il paese appoggiato su di una collina come panna montata su di un cono gelato, bianco, cosparso di cascate vermiglie di bouganvillae, lo lasciavo per scivolare verso il mare e non ricordo lo stesso effetto, forse bisogna aggiungere un altro elemento, la lieve fatica necessaria al salire, sì, al ritorno, qualsiasi fosse l’orario, era quella lieve fatica a concentrare il corpo e dare alla mente la facoltà d’innalzarsi, la materia impegnata con sé stessa, il pensiero a salire, verso l’alto, ma attenzione al linguaggio, attenzione alle parole che ci portano a semplificare, nessuna divisione, mai, anzi, una conferma dell’unione profonda fra corpo e anima, dove in questo caso è il corpo a dare l’inizio alla salita e l’anima a seguirlo, verrebbe da considerarli una coppia di innamorati, ma anche così sarebbero separati, il paragone non sarebbe pertinente e allora sono i piedi a dare il via, ad innalzare tutto l’essere e sta alla consapevolezza di ognuno accorgersene.