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La domanda è: ma ha un senso l’interno? Meglio, riusciremo mai a vederlo, meglio ancora: adesso mi tuffo (sempre la metafora della discesa, stavolta più olimpionica, evocando un improbabile balzo verso l’alto e una inesorabile e inevitabile caduta che si vuole addolcire con ghirigori, virtuosismi del corpo per farne dimenticare il destino: la scomparsa sotto il pelo dell’acqua (pelo immagino stia per “pellicola”, una contrazione, l’acqua pelosa è inimmaginabile)) eccomi sotto, prima cosa mi cambia il peso mi sento più leggero ho gli occhi chiusi starnazzo schiamazzo svolazzo con le braccia mi agito verso lontani mulini di Amleto sommersi da decine di millenni che fanno da base di pietra ai segreti lanciati dai viventi monetine escrementi porte battenti amori assenti pietre su pietre piene di muschi licheni alieni astronavi minuscole, le conchiglie, fluttuano i flute, flirtano, pesci balena pesci martello, chiodi di ferro piantati in terra per liberare cibo alle piante, ma questa è storia di superficie, qui sotto è tutto più opaco, bagnato, non si prescinde dall’acqua, ma nella metafora cos’è l’acqua? Il contrario della coscienza, non può essere che la necessità della vita fatta materia, il suono la vibrazione che si solidifica, lo scarto nel nulla (chi era a chiamarlo così? Zolla?), eppure per quanto impossibile, questa immagine mi è familiare: lo scarto nel nulla che ha dato origine a tutto, una minuscola vibrazione, un brivido sulla pelle del niente, (ma già qui ho un niente con una pelle, come può il nulla avere una pelle?) un’errore comunque sia, un’imperfezione, il niente se ne stava lì, senza niente, né luce, né spazio, né tempo, e ad un certo punto (ma già questo presuppone il tempo e lo spazio, indivisibili e qualcosa per vederli, la luce e il suo compagno inseparabile, il buio) ha sospirato, ecco, ha sbuffato, un brivido, meglio, ecco: un desiderio. Sì. Una tensione, una vibrazione, una sola è bastata per creare l’altro, dare inizio al tempo, è sufficiente un colpo per far nascere l’alternanza col silenzio, se non ci fosse stato quel colpo il silenzio non avrebbe saputo di essere silenzioso, un battito solo ma è bastato a renderlo irrefrenabile, la voglia di averlo ancora e ancora, in un ritmo incessante, continuo, ormai inarrestabile, ingordo, infinito, l’esplosione di desiderio che ha dato forma al tutto.

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 


 
   
 
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