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  Evidentemente non ho nessuna intenzione di tornare a galla, queste profondità mi proteggono ma credo sia stato il profumo della figlia del Corsaro Nero a riportare indietro, molto indietro il fondo sul quale cammino ora, infatti incontro pochissime cose, un sogno in terza elementare e ancora prima un momento in cui mio padre stava salendo su di una scaletta per uscire sul terrazzo, sul tetto sorridente perché mi aveva promesso un aquilone, immagino di aver avuto sui tre anni, allora, ed è l’unico momento presente in me, non c’è altro di allora, fino al sogno, fino a quando non approdai nella periferia della città nella quale ancora sono, fra i campi, nel primo palazzone di quello che sarà uno dei quartieri più malfamati, screditati dagli indigeni, rifugio di emigrati negli anni sessanta, quartiere dormitorio nei settanta, espansione urbanistica negli ottanta, residenziale in mezzo al verde dai novanta, ma questo mi porta fuoristrada, qui c’è un vero buco nero, è questo che sto cercando in fondo al maelström, mentre l’acqua si fa più minacciosa intorno a me, più vicina e scura, si muove fluida come corpi dietro ad un tessuto di raso blu scuro, corpi che hanno braccia che vogliono afferrarmi, corpi che urlano ora in modo insopportabile, che mi si stringono intorno, perché non devo sapere? Perché questo buio? Ho provato. Ho provato a ricostruire, alzo il telefono e chiamo mia madre. Non risponde. I racconti mi dicono di un bambino sveglio, mia madre faceva la sarta e aveva una serie di allieve che venivano in casa, siamo alla fine degli anni Cinquanta, le donne si vestono in quel modo che è tutt’ora il mio preferito, così per me una donna è al massimo della femminilità con quelle gonne lunghe, le camice alte e strette che fanno esplodere i seni in alto e soprattutto è quello che sta sornionamente nascosto sotto la gonna ad emozionare, la sottoveste di pizzo, che perdita per l’umanità, la sottoveste, che impoverimento, e le calze, quelle che si fermano, discrete, a metà della coscia, quelle che stanno appese a qualcosa che le regge e che a sua volta stringe e si appoggia sulla vita, al di là dei fianchi, abbracciando i fianchi, amandoli, creando un sistema unicamente, squisitamente, peculiarmente, eccitatamente, meravigliosamente femminile, un sistema nascosto, come le ossa nascoste reggono il resto del corpo, quel sistema reggeva la donna e la costituiva come tale, quando è crollato, se l’è portata dietro, lasciando dietro a sé miseri fantasmi uniformati in tute semitrasparenti che annullano ogni possibilità, ogni tentazione, ogni via e che chiamano collant, mentre dovrebbero chiamare rovina, umiliazione, sconfitta. Pare insomma che quel bimbo di non più di tre anni passasse il proprio tempo a girovagare per la casa piena delle giovani e succose allieve della madre e, complice la sua natura di bimbo e la sua conseguente statura, amasse infilarsi sotto le loro gonne, cercando probabilmente riparo, la capanna, il grembo, protezione, e trovandola fra quelle cosce tornite e onorate da calze appena velate che s’innalzavano verso il cielo, sparendo improvvisamente per rivelare pelli chiare e la volta del mio cielo di allora, formata dai loro giovani e tondi fianchi di aspiranti sartine che ridevano e mi cacciavano, pudiche e segretamente inevitabilmente eccitate dal trovarsi qualcosa di vivo fra le gambe, forse per la prima volta, ma non mi cacciavano sempre, sicuramente qualcuna più accondiscendente, più mamma, più femmina, mi accoglieva sotto la sua gonna, mi ci lasciava accoccolare sotto e io, fra quelle pareti di tessuto, sotto quel cielo di cosce velate, stavo bene, stavo benissimo, ne sono certo e non è necessaria nessuna spiegazione psicanalitica per capire come da allora è esattamente quella sensazione che ho ricercato in tutte le femmine, marchiato a vita, per sempre amante delle cosce velate, meglio se con quella riga antica che le percorre dalla caviglia in su, verso il centro del cielo, verso quel maelström che più tardi, molto più tardi, anzi forse solo ora, comincio un po’ a conoscere.

 

 

 

   

 

 

 

 

 


 
   
 
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