Mi aveva colpito quella considerazione di Jung in cui si dice che il segreto è fondamentale per l’individuazione dell’io, per la crescita, per la consapevolezza di essere uno, singolo, solo, come se intorno al primo segreto si coaguli la personalità, il primo segreto richiede una difesa e quello è il momento in cui il nostro essere, fino ad allora diffuso e fluttuante, si organizza intorno a quel centro, non importa quale sia il segreto, importa che svolga la sua funzione coagulante, organizzativa di un nucleo, penso a mio figlio e al suo segreto che io ho il dovere di rispettare e lui il dovere, verso sé stesso, di avere, ai milioni di piccoli segreti che costellano la vita di ognuno, diventano tanti piccoli nuclei? Sciami di meteoriti fortificate che orbitano nell’anima? O vanno ad ingrossare quel primo piccolo castello, la Camelot intorno alla quale ci siamo organizzati noi come siamo ora? E’ questa l’origine del fascino dei castelli fortificati che popolano le nostre favole, l’immaginazione di ognuno? Riconosciamo nel castello della narrazione il nostro? Il nostro castello/nucleo segreto che non possiamo rivelare a nessuno? Il castello custodisce il nostro primo segreto?