Il mio spagnolo non era ancora perfetto, probabilmente avevo capito male, forse mi aveva chiesto da bere, o mi aveva detto me gustaria hablar contigo per esempio, ma allora perché non si girava ancora? Ma il mio cervello, anche se poco esperto di spagnolo, aveva registrato perfettamente e senza nessuna sbavatura quel acer l’amor contigo cogliendolo nel chiasso, fra le voci e la musica, come si coglie il proprio nome nel mezzo di una folla vociante e ora cercava di convincermi che lei, la bionda seria e impenetrabile, aveva veramente espresso il desiderio di stare con me. Ero perplesso. Certo che erano strane, queste spagnole, parla tutta la sera col mio amico, poi si volta e mi dice una cosa simile? Per carità, benissimo, anzi. Ma dalle nostre parti, mai successo. Di solito è chi lavora che porta a casa il risultato, magari per sfinimento, ma è lui che ne gode, non l’amico che non ha mosso un dito. Arriva la fine della serata. Ci incamminiamo verso il palazzo che ci ospita tutti, lei sta qualche piano sotto di noi. Non mi è molto chiaro come rimango da solo con lei in ascensore, forse siamo saliti al nostro appartamento per far scendere il mio amico che ha una faccia alquanto sorpresa, sta di fatto che, scendendo, lei mi si stringe contro, io penso ora la bacio poi domani ne parliamo, l’ascensore si ferma al suo piano, la porta si apre, io resto fermo come chi deve continuare il viaggio, lei mi guarda leggermente stupita, io penso a Janis Joplin: get it while you can e varco la soglia.