La luce delle strade deserte di Malaga alle due del pomeriggio, quando solo i pazzi e i turisti vanno in giro e io facevo parte di entrambe le categorie, c’era una zona, in centro, in cui le case erano chiare, ma non bianche come quelle di Siviglia nelle cartoline coi vasi di gerani rossi e la scritta dietro ‘cortijo andaluz’, camminavo in un quadro di Salvador, e il silenzio era quello di quando il bimbo solleva l’orlo del mare, un silenzio sacro e denso, intenso, nel quale camminavo in punta di piedi, anzi era lui, il Silenzio a creare il luogo, appena arrivava, la luce si faceva densa, ferma, bianca, anche il selciato era di pietra bianca, le case erano di pietra bianca, io ero di pietra bianca, per questo mi muovevo con cautela, cercando di non dare nell’occhio, di non farmi riconoscere come umano profanatore di quel tempio di luce, silenzio e pietra, scomparivo negli anfratti dei muri, mi appiattivo contro i portoni lasciando che la luce mi sfiorasse senza toccarmi e rivelare così la mia ignobile presenza alle pietre, scomparivo a volte nell’ombra di un improvviso cortile dove il silenzio era più morbido, contenuto, animato dal chiacchiericcio quotidiano e intimo dei gerani e delle chicas, ma anche loro smettevano improvvisamente le loro confidenze appena mi avvertivano, allora ero costretto a scivolare fuori muovendomi cauto contro una parete, nell’orlo dell’ombra di un cornicione, verso un portone di legno scuro, borchiato e chiuso che avrebbe potuto offrirmi asilo per qualche tempo. L’ideale sarebbe stato essere assorbito da quel muro, mentre ci si appiattisce e aderisce a lui venirne assimilato, sciogliersi nella pietra per prendere parte al rito senza profanarlo, per essere nel mistero di quegli istanti eterni in cui luce, pietra e silenzio formano un solo essere, uno e trino, metamorfosi che, da umani, non possiamo che osservare dall’esterno con meraviglia e gratitudine ma rimanendone irrimediabilmente fuori, appena spettatori, attenti a non battere le mani anzi, trattenendo il respiro per non interferire nel miracolo.

 
   
 
   

 


esplodo@esplodo.net COPYLEFT: la riproduzione dei materiali presenti in questo sito è libera e fa bene, citando la fonte: www.esplodo.net