quanto fosse lungo quel viaggio, dove mi stava portando il battello, quale fosse il fiume che mi scorreva intorno, chi i miei compagni, il nome del capitano, il nome della donna che dormiva con me, il colore delle lenzuola, il pasticcio di patate del cuoco, ci metteva carne di maiale, il vino rosso francese, le parole della gente seduta intorno ai tavoli, il racconto di quel vecchio signore, con la barba, la barba bianca. Cominciai a seguirlo senza accorgermene. Finì di raccontare, si alzò dopo essersi pulito la bocca con il tovagliolo bianco, salutò e si diresse verso la porta. Guardai negli occhi la donna che avevo di fronte, senza riconoscerla, appoggiai il mio tovagliolo al tavolo e lo seguii attraverso la porta a vetri, lo vidi arrivare alla fine del battello, dove il fiume si divideva, dove l’acqua del fiume si apriva per farlo passare, lo vidi tuffarsi vestito, mi tuffai dietro a lui, a nuoto raggiungemmo la riva, una donna ci stava aspettando, una donna indios, scura in volto, nera di capelli, in silenzio ci indicò il sentiero, in silenzio ci guardammo prima di iniziare a percorrerlo e camminammo, per ore, per giorni, dormivamo in silenzio, la jungla sembrava amica, dentro alberi cavi, sotto rocce enormi, su prati secchi, su letti di foglie, la donna era con noi e ci sentivamo al sicuro, una mattina invece di trovarla in piedi ad aspettarci, vedemmo un largo palazzo basso di pietra, come le mura di una città, mura più che antiche, lei non c’era, ci avvicinammo, da dentro arrivava un canto, una voce di donna, c’era una porta, un foro nel muro, un’apertura bassa, bisognava inchinarsi per passarci attraverso, c’inchinammo. Non era una chiesa, non era un luogo sacro, non era un luogo speciale, era un passaggio, altra jungla, altri alberi, altri odori, più familiari, suoni quasi di casa, posate che sbattono, canti di donne che lavorano, gente che parla in una sala d’aspetto, traffico, rumori di auto ferme al semaforo, e un altro muro, più giovane, più fresco, con un’apertura più alta ma più stretta, bisognava passarci di lato per arrivare in pieno centro, come sbucare da un vicolo buio nella piazza dove si riuniscono i vecchi della città e parlano e raccontano e discutono e prendono i caffè e guardano le donne che passano e ricordano quando erano giovani e i giovani passano in motorino e le donne passano con la spesa o con la borsa e l’ombrello perché sta per iniziare a piovere e io e il mio amico siamo senza riparo, corriamo sotto ad un portico, ormai fradici, la donna ci viene incontro, la donna indios e ci porta una chiave, è quella del nostro appartamento anzi dell’appartamento del mio amico, saliamo le scale dietro di lei per la prima volta noto il suo culo tondo e sodo che mi si muove davanti mentre il mio amico è rimasto a parlare col portiere di chissà cosa ed entro con lei nell’appartamento e lei va in bagno subito senza una parola, senza una parola la seguo e la vedo sotto la doccia, nuda, bruna, scintillante d’acqua, la porta è chiusa, sposto la tenda lei mi guarda con i suoi occhi enormi i suoi seni enormi i suoi fianchi enormi le sue labbra enormi e gliele mordo mentre sento una meravigliosa erezione rubarmi tutto il sangue prosciugandomi il cervello e salire ad incontrare la sua pelle mi appoggio alla parete sento l’acqua che mi scorre sul petto sul viso chiudo gli occhi passano ore sotto la cascata riesco a malapena a respirare l'acqua mi scorre dappertutto il cervello mi si è sciolto lei è in ginocchio avverto la sua bocca che si spalanca e mi inghiotte completamente sento la sua lingua percorrermi e le sue labbra enormi chiudersi inesorabili intorno alla mia base e iniziare a risucchiarmi completamente con forza inaudita e inizio a scivolarle dentro, mi sta risucchiando in sé, sto tornando dentro di lei non avverto altro che una forza incontrastabile che mi attira e mi trascina dentro la sua bocca fino a quando sparisco completamente in un vortice di suoni e mi trovo ovattato e circondato e galleggiante e con gli occhi aperti vedo un rosa confortante tiepido familiare buono non ho più fame non ho sete sento un grande sorriso sul viso di lei che ora si sta rialzando, asciugando, strofinando i capelli, uscendo dal bagno, incontrando il mio amico che gli chiede dove sono e io sorrido da dentro, al sicuro, lui è fuori, al freddo, io so che lei mi darà da mangiare e sento che scende le scale, va al mercato, riconosco la voce del fruttivendolo, mi compra i ravanelli rossi che mi piacciono tanto poi al bar per un caffè, parla con una sua amica, ormai manca poco, torna a casa, guarda la televisione, il mio amico l'aspetta a letto, si baciano, lui le mette una mano sulla pancia, ne avverto il calore, la mattina la colazione, sul balcone stende i panni, parla con la vicina, cammina nel prato, nel bosco, fra la gente, ormai manca poco, deve riposare, ormai manca poco e infatti un mattino finalmente torno fuori, passandole fra le cosce, con la testa, con il corpo, una donna mi aiuta a uscire, piango, urlo, sono vivo, sono nato.