Esco, prendo a sinistra a dire il vero non ricordo da che parte presi quella mattina o forse era una domenica pomeriggio quando cominciai a salire, questo è chiaro: salire, esattamente come faccio ora, nelle mattine in cui riesco a permettermelo, salgo verso l’Arcangelo, salgo la collina dell’Arcangelo per la strada asfaltata, raggiungo la cima della collina, lo saluto e scendo per il bosco, allora salivo per un piccolo parco, sensazione di un impianto sportivo da qualche parte, anzi ricordo di aver fatto un esercizio di descrizione descrivendo esattamente quella passeggiata silenziosa, solitaria, niente gente, solo la strada, il prato e ad un certo punto compare la testa enorme in pietra di Goethe, lì, appoggiata sul prato, la sua testona, ma cosa ci fa la testa di Goethe appoggiata su di un prato alla periferia di Madrid? Grigio, silenzio, di quei pomeriggi domenicali ho l’immagine di una bellissima donna in un vestito verde che ne accoglie le generosità femminili e mi guarda trasportata in alto dalla scala mobile opposta a quella dove sono io, sale verso la Gran Via e scompare irrimediabilmente e mi si affollano altre donne, l’amica del mio amico, una sera intera a parlare mi ha invitato a cena è magrissima, simpatica, ha la mia età e il petto assolutamente piatto quando la scopro solo i capezzoli ne tradiscono la natura femminile, grandi e carnosi spuntano sulla pianura di pelle rosa inarcata scivolata dal divano sul tappeto ma stiamo quasi dormendo tanta è la stanchezza, siamo arrivati, sono anzi arrivato tardi a quel punto, sembra che la timidezza che mi impedisce di agire nei tempi giusti anche quella volta sia stata presente indissolubile dal mio essere che la camuffa da indifferenza idiota, quante occasioni quante felicità ha tolto a me e alle donne che mi hanno incontrato, questa è forse una delle ragioni di questa confessione: la necessità di togliermi di dosso un peso prima che sia troppo tardi, sento il mio tempo scadere, prima che non mi interessi più e sopraggiunga davvero l’indifferenza anche se Giacomo diceva che la vecchiezza è male sommo perché toglie le possibilità ma mantiene intatti i desideri. La mente è arrivata ad un altro momento, è una sera d’estate, sono andato in un’altra città a vedere una mia antica fiamma cantare in un’opera, l’aspetto all’uscita, andiamo a bere, lei si premura di dirmi che non è più quella di un tempo, che non ha più aspettative su di me, insomma, che è tranquilla e pronta, sì sì, ma non capisco niente e l’abbandono davanti al luogo in cui dorme sentendo dentro qualcosa che interpreto in maniera sbagliata, lei è in piedi che mi guarda, ora lo so, stupita e interdetta, perché 'sto cretino se ne sta andando? perché non sale con me? ma che razza di imbecille, cosa è venuto a fare fin qui, a vedere uno spettacolo? perché non viene a vedere il vero spettacolo, perché non vuole goderselo? questo mi trasmetteva la sua figura in piedi ma quando uno è sordo non ci sente o meglio sente quello che gli pare e io ero sordo e imbecille, pieno della mia correttezza inutile, dannosa e inopportuna. La correttezza. Ma correttezza secondo quali parametri? Non è stato infinitamente più scorretto e meritevole di punizione aver lasciato correre via quelle occasioni di felicità? Cosa dovevo scontare? Cosa devo scontare? Perché mi punisco? Cosa ho fatto? E’ la domanda giusta o sto divagando? Parsifal viene punito per lo stesso motivo. Non pone la domanda. Per questo non merita il Graal, NON PONE LA DOMANDA! Fa il corretto! Qualcuno gli ha detto di essere corretto e lui fa il corretto, il discreto, non domanda nulla, anche se è la sola cosa che gli interessa, e perde il Graal. Per sempre, lo perde. Si attiene alle regole che gli impediscono di andare oltre, le regole, per definizione, fanno parte del passato, non possono essere che espressione del passato, il futuro è sempre diverso, ha nuove possibilità che necessariamente sono differenti da quelle che l’hanno preceduto, le regole non possono contenere il futuro, se così fosse non esisterebbe futuro, solo un eterno ripetersi dell’uguale, ma la realtà contraddice questa riposante ipotesi, il futuro c’è e noi non lo conosciamo, per questo dobbiamo cercare, domandare, spingerci oltre le regole. Parsifal perde perché sceglie di mantenersi nel passato e il risultato è la sua inadeguatezza al futuro.