Questa notte, svegliandomi, ho ritrovato uno dei primi momenti di cui ho coscienza profonda, ricostruendo a posteriori, potevo frequentare la quarta o la quinta elementare, successe che una notte aprii gli occhi e mi trovai da un’altra parte, non ero nel mio letto, ero in un luogo sconosciuto, mai visto, irriconoscibile, un luogo nel cui buio profondo vedevo brillare punti luminosi, fermi e ignoti, ero circondato da quei punti luminosi che non si lasciavano interpretare chiaramente. Naturalmente mi avevano rapito, non c’era altra spiegazione, mi conveniva non far sapere che mi ero svegliato, trattenere il respiro, non far rumore, stare fermo immobile anzi, rattrappirmi ulteriormente su me stesso continuando ad elaborare quei puntini luminosi nel buio che richiamavano immagini impossibili, le stelle, i corsari di Salgari, un garage sottoterra, gli alieni, sì, l’ipotesi più probabile erano gli alieni, mi avevano messo in una specie di astronavina e stavo immobile nello spazio e quei brilluccichii erano le stelle come non le avevo mai viste, come nessun umano le aveva mai viste, dall’alto della terra, magari quello scintillio quasi azzurro è proprio la terra, con i miei genitori sopra che domattina mi avrebbero cercato, chissà cosa sarebbe successo, chissà cosa mi sarebbe successo, forse dovevo morire, altrimenti perché rapire proprio me? Meglio stare fermo, anzi, immobile, forse hanno dei sensori coi quali notano anche lo spostamento delle pupille, però chissà cosa c’è intorno, se mi muovo lentissimamente magari non se ne accorgono, sì, proviamo, ecco, muovo un dito, lo sposto in avanti su questa strana superficie rugosa chissà cos’è, una tenda beduina forse, non sento puzza di cammelli, non sento anzi nessun odore, se erano ladri o delinquenti come li chiama mio padre allora avrebbero puzzato ma non sento niente devono essere alieni per forza dai corpi gelatinosi trasparenti e inodori insapori come l’acqua magari adesso spostando il dito in avanti ne tocco uno che schifo chissà comunque non posso star fermo in eterno mi sembra una vita che sono qui sveglio ad occhi sbarrati a vedere queste strane stelle che non ho mai visto così vicine e grosse qualcosa devo fare e muovo in avanti la punta del dito ora che guardo meglio mi sembra ci sia una grossa massa nera di fianco a me, le stelle spariscono dietro un orizzonte, il dito prosegue impercettibilmente, non se ne accorgono, bene, ancora, ancora, alt! Toccato! Allarme! Ritirata! Ho toccato qualcosa! Fermo, fermo! Silenzio, non succede niente. Ecco! Allarme! La massa enorme gelatinosa si muove! E’ finita, ciao mamma, ciao papà, vi ho voluto bene, mi dispiace di avervi fatto arrabbiare, ma ormai non c’è più niente da fare per me, l’alieno sta per uccidermi, lo vedo, alza un tentacolo!
L’attimo dopo, la stella che fissavo prima di morire diventa l’angolo della specchiera dell’armadio di fronte al letto dei miei, le altre si fissano sul comò, sulla finestra, sugli oggetti, la massa gelatinosa dell’alieno si è trasformata in mia madre che borbotta qualcosa e spegne di nuovo la luce mentre io, meravigliato per la trasformazione immediata della navicella spaziale nella camera da letto dei miei, mi accuccio tranquillizzato e finalmente, riprendo a dormire.

 

   

 

 

 

 

 


 
   
 
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