|
|
Granada fino a quel momento era stata per me una città vista dall’automobile, vi collego una discesa, come ci fossero monti e i gitani del monte, racconti sulla parte gitana di Granada, la canzone di Franky, che accompagnava tutti i nostri viaggi in Andalusia, ma questo era prima di Madrid, quando la Spagna per me erano tre viaggi all’anno in auto, 2400 chilometri andare e 2400 tornare, tre viaggi fino a Malaga, quando Granada era una parola dorata fra le labbra turgide e rosa sotto gli occhi incredibilmente azzurri di “Susanna”. |
|
Non lo voglio dire il suo vero nome, è il suono del suo vero nome che mi fa vibrare una corda interna collegata direttamente con gli occhi che si chiudono, la parte centrale del cervello che si scioglie e lo separa in due nubi di vapore che si dissolvono immediatamente lasciandomi solo quel meraviglioso senso dell’esserci che è la base dell’esistenza, il perché siamo qui, la consapevolezza, finalmente, la meraviglia.
|
|
|